Zone scoperte

“Andrea Oliva ci mostra strutture in ferro che si rapportano all’anima umana, luogo in cui le sovrastrutture sociali ancora non sono state sovrapposte. Il suo è un processo di sintesi molto complesso. E’ un togliere per dare alla fin fine il senso puro di ciò che siamo. E’ al tempo stesso un modo di non appartenenza, in attesa di un vestito che ne attesti la funzione.”

Luca Pietro Vasta, in  “ Zone Scoperte. Accademie di belle arti. Arte giovane contemporanea”, a cura di Giancarlo Chielli, Rubbettino editore, 2008.

 

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